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AREA STAMPA


Le imprese Italiane in difficoltà: strategie digitali indispensabili per la crescita, necessario un modello operativo più flessibile e competitivo

COMUNICATO STAMPA

Milano, 30 maggio 2016 – Le imprese Italiane risparmiano ma faticano a indirizzare gli investimenti per la crescita: le difficoltà maggiori risiedono nell’identificazione delle aree di business su cui investire (34%); nella mancanza dei giusti talenti per affrontare il cambiamento (25%), nello scarso utilizzo degli analytics (19%).

Secondo lo studio di Accenture “Increasing Agility to Fuel Growth and Competitiveness”, la gran parte dei manager, 82% a livello globale e 88% in Italia, ritiene che si debbano ridurre le voci di spesa, tuttavia la maggioranza sostiene che la propria azienda non stia riuscendo a trarne vantaggio per alimentare la crescita.

L’analisi, che ha coinvolto 682 senior executive (C-levele loro diretti riporti) in 13 Paesi nel mondo, tra i quali l’Italia, ha svelato che solo il 25% degli intervistati nel nostro Paese è convinto che la propria leadership prenda le iniziative più idonee a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei costi e che l’azienda sia in grado di individuare e cessare le attività commerciali e gli investimenti che non producono valore. Complessivamente solo il 39% ritiene che il reinvestimento dei risparmi sia coerente con la strategia di business della propria azienda.

SCARICA L’INFOGRAFICA DELLO STUDIO “INCREASING AGILITY TO FUEL GROWTH AND COMPETITIVENESS

“Per conseguire una crescita sostenibile, un'azienda dovrebbe integrare la strategia di riduzione dei costi e la modalità di reinvestimento dei risparmi”, ha dichiarato Marco Salera Managing Director di Accenture Products Consulting. “Per evitare che il taglio dei costi sia puro esercizio di efficienza fine a se stesso, il management deve sapere fin dall'inizio cosa contribuisce, e cosa invece no, alla crescita della propria azienda e sapere dove investire”.

Illustrando le sfide connesse alla gestione strategica dei costi, solo il 37% è fermamente convinto che il suo business colga i benefici della riduzione dei costi. Meno di un terzo (30%)​ ritiene che la propria azienda abbia il modello operativo flessibile di cui ha bisogno per adattarsi e tener fede con continuità alla propria strategia di business, oppure per concentrarsi su attività che si traducano in crescita e redditività.

A peggiorare la situazione è lo scarso allineamento tra CEO e CFO. Il 68% dei CEO è fermamente convinto che il proprio business assegni priorità e allochi risorse nelle attività capaci di creare valore aziendale, a pensarla così è solo il 25% dei CFO (divario molto più ampio della media globale 51% vs 34%). Il 24% dei CEO (vs il 70% globale) dichiara che la propria organizzazione valuta il ritorno sul reinvestimento dei risparmi tramite analisi formali del successo dei loro investimenti, contro il 50% dei CFO. 

E se solo il 4% dei CEO ritiene che le priorità di reinvestimento siano subordinate alla rapidità del ritorno sull'investimento, la percentuale di CFO che la pensa così è maggiore: il 38%. Dallo studio emerge un’opinione convergente sugli investimenti nel digitale: il 57% riconosce che un impiego maggiore di tecnologia permetterebbe al proprio modello operativo di dimezzare i costi, l’81% degli intervistati sostiene che il business digitale è un catalizzatore di crescita strategica, mentre il 77% è d'accordo sul fatto che le strategie digitali permettano di adottare nuovi modelli operativi.

 “Lo studio dimostra che le strategie di business digitale svolgono un ruolo importante nell'aiutare le aziende a ottenere la necessaria flessibilità per competere sul mercato”, ha concluso Salera. “Per avere successo, le aziende devono utilizzare e monetizzare i dati disponibili, costruire intelligenza digitale,accelerare l'innovazione,digitalizzare ed integrare le funzioni e competenze tradizionali del business”.

Lo studio ha inoltre rilevato che le aziende che intendono incanalare verso la crescita i risparmi sui costi, e che hanno solide strategie enterprise-wide, sono maggiormente convinte che tecnologia, strategie digitali e business digitale siano dei catalizzatori. Allo stesso modo, le aziende con modelli operativi flessibili sono più convinte che tecnologia, strategie digitali e business digitale siano fattori abilitanti per riduzione dei costi, modelli operativi avanzati e crescita strategica.

I settori che in Italia mostrano un’attenzione particolare verso la riduzione dei costi e il relativo investimento strategico sono quello dei macchinari industriali, quello automobilistico e quello dei beni di largo consumo. In questi contesti gli intervistati mostrano fiducia nei confronti della leadership e della capacità di stanziare fondi per spese che creano valore aziendale.


METODOLOGIA

Accenture ha condotto un’indagine online su 682 senior executive di 13 diversi settori: automotive, bancario, chimico, delle comunicazioni, dei beni di consumo, dell'energia, sanitario, alberghiero, delle attrezzature industriali, tecnologico medicale, farmaceutico, del retail e delle utilities. Il campione intervistato, formato da dirigenti di aziende con un fatturato di almeno 1 miliardo di dollari, era composto dal 54 per cento daexecutive di livello C (CEO, CFO e COO), dal 16 per cento di CEO, CFO e COO di unità regionali o strategiche, e per il resto da loro diretti subordinati. Il campione era distribuito su nove aree geografiche: ASEAN (Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia e Vietnam), Brasile, Cina, Francia, Germania, Italia, Giappone, Nord America e Regno Unito.

Accenture

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