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AREA STAMPA


Ricerca Accenture sul “Gender Pay Gap”

Tre fattori chiave contribuiranno a ridurre il divario retributivo tra i laureati del 2020

COMUNICATO STAMPA

Milano, 07 marzo 2017 – La generazione di donne che uscirà nel 2020 dalle università dei paesi maturi potrebbe essere la prima a godere della parità retributiva con i colleghi maschi: è quanto emerge dalla nuova ricerca di Accenture realizzata in occasione della Giornata internazionale della donna.

Lo studio Getting to Equal 2017 rivela che, nei prossimi decenni, il divario retributivo potrebbe scomparire se le donne sapranno sfruttare tre fattori chiave (digital fluency, strategia di carriera, competenze tecnologiche) a patto che Stato, mondo accademico e imprese sostengano fattivamente il cambiamento.

Nei mercati maturi, la compresenza di questi fattori potrebbe eliminare le differenze salariali entro il 2044, con 36 anni di anticipo rispetto al previsto. Nei mercati emergenti, invece, l’anticipo potrebbe addirittura superare i 100 anni, garantendo così il raggiungimento dell’uguaglianza salariale entro il 2066, anziché nel 2168. In Italia si potrebbe raggiungere la parità salariale nel 2049, rispetto al previsto 2091, con 42 anni di anticipo.

Paygap

“La forza lavoro del futuro deve godere di pari trattamento. La chiusura del divario retributivo di genere è un imperativo economico e competitivo che riguarda tutti ed è nostro dovere impegnarci per garantire alle donne opportunità significative ed eliminare le differenze nel più breve tempo possibile”, ha dichiarato Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia.

Secondo la ricerca di Accenture, a livello mondiale, per ogni 140 dollari guadagnati da un uomo, una donna ne guadagna mediamente 100. Uno squilibrio aggravato dal fatto che, rispetto agli uomini, le donne hanno una probabilità di gran lunga inferiore di ottenere un lavoro retribuito (50% vs. 76%). Ciò contribuisce a un “divario retributivo nascosto” che aumenta le disuguaglianze economiche tra i sessi: la ricerca rivela che ogni 100 dollari guadagnati da una donna ne corrispondono 258 ottenuti da un uomo.

In Italia, per ogni 100 dollari guadagnati da una donna un uomo ne guadagna mediamente 131. Una distanza che aumenta parlando di “divario retributivo nascosto”: per ogni 100 dollari guadagnati da una donna un uomo guadagna mediamente 192 dollari.

Secondo la ricerca Accenture, in Italia il divario retributivo risulta inferiore rispetto a Inghilterra (131 vs 161), Francia (131 vs 135), Germania (131 vs 160).

Inoltre, lo studio identifica diversi fattori fondamentali che influiscono sulla capacità di una donna di conquistare la parità retributiva fin dall’università. In Italia le studentesse universitarie hanno attualmente meno probabilità rispetto ai colleghi maschi di scegliere un’area di studio che a loro avviso possiede un elevato potenziale retributivo (13% vs. 24%), di avere un mentore (17% vs. 24%) o di ambire a posizioni di alta dirigenza (35% vs. 43%). Inoltre, le giovani donne dimostrano minore prontezza nell’adottare le nuove tecnologie (49% vs. 59%) e minore partecipazione a corsi di programmazione e informatica (77% vs. 82%).

La ricerca - che approfondisce lo studio Accenture del 2016, dedicato alla riduzione del gender gap sul posto di lavoro - identifica tre acceleratori determinanti nel contribuire alla parità salariale:

  • Digital Fluency: ovvero il livello di adozione delle tecnologie digitali in ambito professionale e del loro utilizzo per stabilire connessioni, per la formazione e per il lavoro;

  • Strategia di carriera: la necessità per una donna di puntare in alto, prendere decisioni informate e gestire proattivamente il proprio percorso professionale;

  • Immersione tecnologica: l’opportunità di acquisire maggiori abilità tecnologiche e rafforzare le competenze digitali per avanzare a velocità pari a quella maschile.

Attraverso questi acceleratori e con il sostegno di imprese, Stato e mondo accademico, si potrebbe ridurre il divario salariale del 35% entro il 2030, proiettando il reddito delle donne a 3,9 trilioni di dollari.

“La parità tra i sessi è un elemento essenziale in un ambiente di lavoro inclusivo e questo riguarda anche la retribuzione”, ha dichiarato Pierre Nanterme, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture. “Lo Stato, le università e le imprese hanno un ruolo centrale nell’eliminare questo divario. La collaborazione tra tutti i soggetti è fondamentale per creare le giuste opportunità, gli ambienti adatti e i modelli d’ispirazione necessari ad aprire la strada al cambiamento”.

METODOLOGIA

Accenture ha intervistato oltre 28.000 soggetti di entrambi i sessi, inclusi studenti universitari, in 29 Paesi. Il campione, suddiviso equamente tra uomini e donne, era rappresentativo di tre generazioni (Millennial, Gen X e Baby Boomer) e di tutti i livelli della forza lavoro di aziende di diverse dimensioni. Il margine di errore per il campione totale era pari a circa +/- 0,6 percento.

I dati dello studio sono stati analizzati in base a un modello econometrico per identificare i driver della parità retributiva e dell’avanzamento di carriera, e sono stati successivamente confrontati con i dati relativi a istruzione, occupazione, leadership e ricerca pubblicati dalla Banca mondiale, dall’OCSE, dal World Economic Forum e dall’ONU per indagare il potenziale d’impatto delle misure di miglioramento dell’uguaglianza. I calcoli relativi al divario salariale si basano sul modello economico di Accenture, che riflette la minore percentuale di donne con un’occupazione retribuita rispetto agli uomini.

I Paesi interessati dalla ricerca completa sono: Argentina, Australia, Austria, Brasile, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grande Cina (con Hong Kong e Taiwan), India, Irlanda, Italia, Messico, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia e Svizzera. Il sondaggio ha coinvolto anche Arabia Saudita, Emirati Arabi, Filippine, Indonesia e Malesia.



ACCENTURE

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