L'indagine condotta presso 238 dirigenti statunitensi ed europei (14 paesi in tutto), ha rilevato altresì che il 50% delle aziende che al momento non acquisisce prodotti e servizi dai paesi che presentano costi più ridotti (ad esempio Cina, America Latina, Europa dell’Est) avvierà azioni di questo tipo entro i prossimi 2-3 anni.
I partecipanti alla survey prevedono così di ottenere un risparmio medio del 22% sui beni e servizi acquistati. Un risparmio che però non è privo di contropartite: tra le principali preoccupazioni evidenziate dagli intervistati vi sono i lunghi tempi di transito (55% degli intervistati), una inadeguata innovazione di prodotto (44%) e la discutibile affidabilità nelle consegne (21%).
"La nostra ricerca mostra che gli acquisti da Paesi che presentano costi meno elevati sta diventando una pratica comune, capace di aiutare in modo significativo le aziende nel raggiungimento delle alte performance attraverso la riduzione dei costi dei beni e delle materie prime acquisite" afferma Paolo Rangoni, Senior Manager presso la divisione Supply Chain Management di Accenture. "Tuttavia le aziende che pongono una eccessiva attenzione unicamente al fattore costo per ottenere dei risparmi in tempi brevi non riescono a sfruttare tutti i vantaggi che derivano da una strategia globale e integrata degli acquisti, attraverso la quale possono essere in grado di ridurre il proprio costo totale di acquisizione riducendo nel contempo anche i fattori di rischio."
Tra gli altri risultati dello studio:
- Per gli intervistati, la riduzione dei costi è ancora la motivazione principale per l'acquisto di beni da fornitori situati nei Paesi low-cost, ma anche le prestazioni e l'integrazione con i processi aziendali sono stati citati come fattori importanti nella decisione di avvalersi di tali fornitori.
- I Paesi low-cost più appetibili sono la Cina e l'India; le localizzazioni near-shore costituiscono un significativo secondo blocco di Paesi. La Russia e l'Ucraina presentano per contro i punteggi meno favorevoli nelle performance complessive in termini di costo, qualità e capacità di delivery.
- La maggior parte dei timori legati agli acquisti nei Paesi low-cost (qualità, sicurezza, resistenze interne, ecc.) vengono meno al crescere dell'esperienza con tali realtà. Invece l'identificazione di fornitori adeguati e la capacità di risolvere efficacemente le problematiche della gestione quotidiana rimangono ancora fonte di seria preoccupazione.
Focus Italia
Analizzando i risultati della survey in Italia, l'esperienza di acquisto nei paesi low cost è relativamente recente, tra i 5 e i 10 anni, mentre negli altri paesi supera i 10 anni. Riguardo alle motivazioni principali per il ricorso a paesi low cost, l'Italia non si differenzia significativamente dal contesto mondiale: oltre alla riduzione dei costi, gli intervistati indicano la possibilità di accedere a fonti alternative di fornitura e l'avvicinarsi ai luoghi di produzione dei propri clienti.
I beni più frequentemente acquistati nei paesi low cost sono i semilavorati, le attrezzature, i macchinari industriali, i componenti elettronici, e un'alta incidenza è rappresentata dai servizi di information technology. Dall'indagine, inoltre, emerge che questo trend resterà costante per i prossimi tre anni.
La Cina è vista come la principale area di approvvigionamento. Nell'analisi di questo dato, tuttavia si notano delle differenze tra l'Italia e il resto del mondo: in Italia infatti è maggiore la preferenza per i paesi dell'Asia dell'Est, mentre per il resto del mondo un area particolarmente interessante è l'Europa orientale.