Il grande processo di concentrazione avvenuto negli scorsi anni potrebbe subire una ulteriore accelerazione sull'onda di alcuni eventi (Opa di Gas Natural su Endesa, forte recupero della capacità finanziaria delle imprese, processi di razionalizzazione ormai giunti a termine, ingresso di nuovi player come Gazprom).
In Italia, nonostante il significativo calo del numero di accordi e di aggregazioni rilevato nel corso del 2005 (-35%), il processo di concentrazione prosegue per certi aspetti più rapidamente grazie al dinamismo dei maggiori player. In altri termini, meno operazioni ma più importanti (Aem Milano-Edison, Amga-Aem Torino, Meta Modena Hera Bologna). C'è da attendersi che tale tendenza prosegua o addirittura si rafforzi data la relativamente piccola dimensione dei maggiori player italiani.
Poche possibilità di crescita, invece, per le piccole e medie local utilities.
Rimane il forte divario tra Nord e Sud del Paese anche se vi sono alcuni segnali di cambiamento.
Rimane significativa la presenza di operatori internazionali in Italia (soprattutto francesi e cioè Edf, Gdf e Suez) e vi è qualche segnale di incremento della presenza di imprese italiane all'estero, in un quadro che rimane tuttavia sostanzialmente squilibrato.
E' quanto emerge dall'indagine annuale sulle Strategie e le Aggregazioni delle utilities condotta da Agici Finanza d'Impresa in collaborazione con Accenture.
Il Rapporto 2006 - Il consolidamento del mercato europeo delle utilities e le strategie competitive in Italia - rileva 76 nuovi accordi nel 2005, che aggiunti a quelli registrati nei cinque anni precedenti, portano ad un totale di 470 accordi ancora attivi. La strategia prevalente è la crescita sul territorio nei business storici (47% nel 2005), mentre aumenta l'integrazione verticale (dal 13 % al 22% nel 2005).
"L'indagine evidenzia un calo nel numero di operazioni nel 2005 rispetto all'anno precedente (meno 35%), ma la realizzazione di operazioni di peso (come, ad esempio, Aem-Edison-Edf, Hera-Meta, Amga-AEM Torino), che stanno ridisegnando l'assetto del settore, soprattutto nei comparti energetici" - afferma Alessandro Marangoni, Amministratore Delegato di Agici e docente dell'Università Bocconi. "Inoltre le utilities nazionali (Enel e Eni) - continua Marangoni - hanno sviluppato la loro presenza internazionale".
Dal rapporto 2006 emergono alcune delle tendenze rilevanti del 2005:
- La prosecuzione dell'internazionalizzazione del settore:continua ad aumentare la presenza di player internazionali, che consolidano il loro ruolo in Italia con acquisizioni o con alleanze con imprese italiane, ma crescono anche le operazioni italiane all'estero.
- L'aumento della diversità tra l'evoluzione dei vari comparti:
- concentrazione, gruppi leader e internazionalizzazione nei settori energetici;
- rallentamento degli accordi, radicamento territoriale, limitata internazionalizzazione nei comparti rifiuti, Tpl e, in misura minore, idrico.
- Il permanere del divario Nord-Sud, essendo prevalenti gli accordi nel Nord Italia (60%).
- La prevalenza, in Italia, come in Europa, di strategie di focalizzazione sul core business.
- Un maggior successo degli accordi nei comparti energetici rispetto a quelli Tpl e Tlc, ove la loro mortalità è nettamente maggiore (rispettivamente 35% e 26% rispetto al 12%).
"Nel corso del 2005 l'Osservatorio ha registrato un aumento del peso relativo delle integrazioni verticali" - afferma Luca Cesari, Managing Partner di Accenture Responsabile del settore Utilities. "Le imprese - continua Cesari - una volta ampliato il territorio di riferimento, mirano ad aumentare la propria presenza lungo la catena del valore, integrandosi a monte e a valle"
"In conclusione, un aspetto chiave è l'acuirsi dei divari territoriali, tra comparti e tra grandi player ed imprese minori", sottolinea Marangoni. "Ciò porta anche ad interrogarsi sul futuro del "modello italiano", basato sulla convivenza di 2-3 gruppi nazionali, 5-6 poli di grandi local utilities, 4-5 gruppi internazionali e molte medio-piccole imprese locali. E' probabile che anche nel nostro Paese si arriverà ad avere solo 3-4 leader nazionali, con proiezione europea".
"E' sempre più nitido il trend verso l'affermarsi di 6 o 7 poli di riferimento, leader per territorio e/o per settore" afferma Andrea Gilardoni, docente dell'Università Bocconi e direttore dell'Osservatorio sulle alleanze e le strategie delle utilities in Italia "Un ruolo trainante hanno le imprese maggiori - prosegue Gilardoni - mentre le medio-piccole incontrano più difficoltà anche se vi è qualche caso di dinamicità. Va meglio costruita nel nostro Paese una politica industriale per i servizi di pubblica utilità senza tuttavia considerare lo sviluppo della concorrenza come la soluzione di tutti i problemi. In alcuni comparti, come quelli energetici, si tratta di superare la posizione di grave debolezza che mina lo sviluppo del Paese; in altri, come l'idrico, i rifiuti e i Trasporti Pubblici Locali, bisogna colmare situazioni di arretratezza, con gravi carenze infrastrutturali che danneggiano i cittadini".
Per un approfondimento si veda l'Executive Summary del Rapporto 2006
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La società, attiva nelle aree business strategy, corporate finance ed environmental strategy, ha sviluppato importanti progetti in molteplici industries, tra le quali: ambiente, commercio e servizi, editoria, elettronica, componentistica, immobiliare, Internet, utilities.
In particolare, nei vari comparti delle utilities Agici vanta una consolidata esperienza, sia accademica che professionale, ed un'ampia conoscenza del business italiano ed internazionale.
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