Milano 20 febbraio 2008 - La crescente dipendenza del mercato energetico europeo ed italiano dal gas naturale e le difficoltà legate ai costi e ai rischi di approvvigionamento, impongono una politica energetica nazionale coerente con i nuovi indirizzi europei ed articolata su vari fronti:
- Realizzazione/upgrading di infrastrutture per importazione gas
- Estensione di ogni forma di risparmio energetico
- Rafforzamento delle iniziative sull'efficienza energetica
- Rafforzamento delle fonti rinnovabili
- Rivalutazione delle scelte sul nucleare
In Italia, per attuare tale politica, è necessaria una rapida ed efficiente realizzazione di tutte le infrastrutture fisiche e delle infrastrutture di conoscenza, basate sulla attività di ricerca scientifica e di innovazione tecnologica.
Sono queste alcune tra le conclusioni dello studio annuale di Agici Finanza d'Impresa e Accenture intitolato Pan European Gas Industry Scenarios: Truth and Lies.
Lo studio prende le mosse dal ruolo centrale che il gas naturale ricopre nell' economia mondiale, europea ed italiana in particolare. Il gas è diventato il principale sostituto del petrolio e del carbone. L'analisi si basa su un centinaio di studi fatti da imprese e centri di ricerca negli ultimi anni. I risultati sono stati poi valutati da un panel di esperti europei del settore.
Gli esperti concordano che in Europa la forbice tra riserve-produzione e domanda è destinata ad allargarsi: questo renderà l'Europa sempre più dipendente dai maggiori produttori extraeuropei, in particolare dalla Russia e, nel medio periodo dal Medio Oriente, che detengono oltre la metà delle riserve globali.
Questa dinamica sta generando fortissimi investimenti in tutte le fasi della filiera, e in particolare nei gasdotti e nei rigassificatori.
Le utilities si stanno integrando verticalmente, entrando in progetti di gasdotti per diversificare gli approvvigionamenti (es: Nabucco) o per rafforzare i legami con i fornitori storici (South Stream, Galsi). Nel comparto del GNL (Gas naturale liquefatto) la dinamica appare tumultuosa: gli esperti del settore prevedono infatti un raddoppio delle importazioni a partire dal 2020.
Per quanto riguarda la fase di produzione, gli investimenti nel settore dell'E&P (Exploration & Production) e nella liquefazione sono nell'ordine di svariati miliardi di euro. Le nazioni che giocheranno un ruolo chiave nell'upstream saranno con ogni probabilità Russia, Qatar, Algeria, Nigeria.
Il prezzo del gas, uno dei temi più critici, sembra non dover scendere sia nel breve sia nel lungo periodo: il link con il petrolio, ormai ingiustificato, pare non dover allentarsi a breve, bloccato dal veto dei Paesi produttori e delle grandi aziende Oil & Gas, mentre i mercati spot, da molti ritenuti la soluzione a questo problema, si rivelano spesso in balia di movimenti speculativi.
In sintesi le strategie che gli operatori ritengono prioritarie per affrontate le sfide globali del mercato del gas sono rappresentate da:
- Più investimenti nel settore del gas naturale che risulta più efficiente e sostenibile a livello ambientale
- Forti investimenti nell'upstream e negli asset di importazione
- Integrazione verticale
- Convergenza settore gas ed elettricità
"Il settore del gas naturale sta diventando sempre più centrale nello sviluppo economico globale" - afferma Luca Cesari, Senior Executive di Accenture Responsabile mondiale del settore Utilities. "Il gas naturale" - continua Cesari - "più efficiente e sostenibile del petrolio, è il combustibile di riferimento nella generazione elettrica e nel riscaldamento in Europa e si candida a diventarlo presto in tutto il mondo".
"Il trend che si sta affermando è quello di una crescente dipendenza dell'Europa, Nord America ed Asia dai maggiori produttori come Russia, Algeria e Qatar" - afferma Andrea Gilardoni presidente di AGICI Finanza d'Impresa e docente dell'Università Bocconi. "Questa dipendenza rende cruciale la sfida infrastrutturale, sia dal lato importazione che da quello produzione. Occorre che l'Europa investa fortemente in nuovi gasdotti e nel potenziamento di quelli esistenti, così come sono essenziali nuovi terminali GNL" - continua Gilardoni. "Dal lato upstream occorrono forti investimenti in tecnologia da parte dei Paesi produttori, che non devono limitarsi allo sfruttamento della rendita di posizione derivante dal controllo delle riserve. E' necessario però che la politica svolga un ruolo attivo e paritario con questi Paesi, oggi sempre meno disposti ad accettare un ruolo di sudditanza come avveniva nel passato".