Milano – La crisi non ferma la crescita delle alleanze e delle aggregazioni delle public utilities europee 275 nel 2008, con un incremento del 26% rispetto all’anno precedente. In Italia al contrario il numero delle operazioni scende da 92 del 2007 a 70 nel 2008 a causa di un mercato che appare già consolidato soprattutto nel Nord e nel Centro.
E’ quanto emerge dall’indagine annuale sulle Strategie e le Aggregazioni delle utilities condotta da Agici Finanza d’Impresa in collaborazione con Accenture.
Secondo lo studio tuttavia il valore medio delle prime 17 transazioni in Europa è sceso a 3 miliardi di euro contro gli 8 miliardi del 2007 e nei prossimi anni non si esclude un’ulteriore riduzione generata dalla crisi finanziaria e dell’economia reale.
L’Osservatorio, giunto quest’anno alla nona edizione, propone due volumi: il primo si focalizza sulle alleanze e le aggregazioni delle utilities italiane; il secondo analizza le operazioni con rilevanza strategica di 41 aziende rappresentative del mercato europeo delle utilities.
Book I – Aggregazione delle utilities italiane – Quali spazi residui?
Nel 2008 ’Osservatorio ha rilevato 70 nuovi accordi in Italia che, aggiunti a quelli registrati nei cinque anni precedenti, portano ad un totale di 812. Si tratta di una diminuzione del 25% rispetto al 2007, legata principalmente all’elevato grado di consolidamento a livello locale. Il numero di operazioni è anche influenzato dai maggiori gruppi italiani e da quelli internazionali che stanno investendo in Italia. Particolarmente importanti sono state le acquisizioni effettuate da Eni, in particolare Distrigas e First Calgary.
In particolare Edison è passata dai 5 accordi siglati nel 2007 ai 10 del 2008. Enel rimane la National utility più attiva anche se sigla 5 accordi in meno rispetto al 2007; Eni infine ha concluso 10 accordi, alcuni molto importanti dal punto di vista strategico. AscoPiave ed A2A si confermano le Local Utility più attive, mentre per la prima volta dal 2000 rientrano nella classifica dei player più attivi nel mercato italiano due gruppi stranieri: E.ON (con l’acquisizione di MPE) e GdF Suez.
“Anche nel 2008 l’Osservatorio ha registrato un elevato attivismo dei grandi gruppi italiani” - afferma Claudio Arcudi Senior Executive di Accenture Responsabile del settore Utilities Italia“I leader italiani - continua Arcudi - limitati nella loro presenza in Italia dai decreti di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas naturale, si espandono all’estero per mantenere, e in molti casi rafforzare, la loro leadership in Europa”.
Per quanto riguarda le local utilities, continua, anche se a ritmi più ridotti, il consolidamento del settore, soprattutto al Nord, dove sono avvenute le principali operazioni.come la fusione tra Iride ed Enia,tra Agam e Acsm Como e la nascita di Amiacque (Cap, Tam e Sinomi). Nel centro e sopratutto nel Sud, aree in cui permangono gli spazi più ampi per concentrazioni, poco o nulla sembra muoversi.
Tra le questioni rimaste aperte, le più rilevanti sono: il ruolo di Hera, quello di Acea e l’effettivo formarsi di un grande polo del Nord Est.
“Con la fusione tra Iride ed Enia, a questo punto quasi certa, è ormai netto il delinearsi di 5/6 poli di riferimento, leader per territorio e/o per settore” afferma Andrea Gilardoni docente dell’Università Bocconi e direttore dell’Osservatorio sulle alleanze e le strategie delle utilities in Italia “Quello che resta da implementare è l’effettivo sfruttamento dei vantaggi delle aggregazioni in termini di economie di scala e riduzione dei costi, e, soprattutto, il loro trasferimento al cliente finale. I top manager delle principali utilities affermano che ancora molto resta da fare, soprattutto nell’idrico e rifiuti”.
Book II – Utilities strategy facing financial and commodities shock
Il volume analizza gli accordi e le strategie dei 41 maggiori player europei nei settori energetici ed ambientali. Le aziende in esame hanno portato a termine ben 275 accordi nel 2008, 57 in più dello scorso anno, nonostante le importanti aggregazioni nel 2006 e 2007: segno che gli spazi per ulteriori consolidamenti sono tutt’altro che esauriti e che i player del settore intendono sfruttarli con decisione e rapidità.
Rispetto al 2007 il valore delle operazioni è minore, anche se non mancano deals molto rilevanti. L’operazione più importante è stata l’acquisizione di British Energy da parte di EdF (15 miliardi di €); molto rilevanti anche i take-over di BG su Queensland Gas (3,3 miliardi di €), di RWE su Enova (2,8 miliardi di €) e di EnBW su EWE (2 miliardi di €).
Il trend in atto non fa che confermare la tesi del formarsi di 5, al massimo 7, grandi gruppi di rilevanza europea. Le aziende che sembrano candidarsi a questo ruolo sono: EdF, GdF Suez, E.ON, RWE e Iberdrola.
“Per le società minori - commenta Gilardoni – sarà molto difficile competere con questi nuovi e aggressivi soggetti: potranno, infatti, cercare di colmare il gap con una forte politica M&A oppure rassegnarsi ad essere inglobate. Sembra, quindi, di assistere a un fenomeno simile a quello italiano, dove i player più piccoli si stanno progressivamente consolidando attorno ai leader regionali di riferimento: in Europa i grandi gruppi stanno progressivamente acquisendo le attività dei campioni nazionali degli Stati minori oppure facendoli entrare nella loro sfera d’influenza”.