Milano, 17 febbraio 2011 – Stop alle grandi operazioni di M&A, massicci disinvestimenti, crescita di rinnovabili e nucleare, orientamento verso i paesi in via di sviluppo: questi alcuni dei trend evidenziati nell’annuale Osservatorio delle Utilities italiane ed europee, realizzato da AGICI e Accenture, giunto quest’anno all‘undicesima edizione.
L’Osservatorio si interroga quest’anno sui concreti effetti della crisi nel settore utilities focalizzandosi - nella prima parte - sulle strategie di crescita delle prime dieci utility italiane nei settori di elettricità, gas, idrico e rifiuti e analizzando - nella seconda parte - le operazioni con rilevanza strategica di 40 aziende rappresentative del mercato energetico europeo (elettricità e gas).
Book I - Performance economiche e piani strategici delle Utility italiane tra crisi, privatizzazioni e sfide globali
Dall’analisi del mercato italiano emerge una sostanziale tenuta e crescita per le Multiutility che grazie alla stabilità del settore idrico e dei rifiuti, hanno controbilanciato la volatilità del business energetico. Le principali Multiutility italiane nel 2010 hanno registrato una crescita di ricavi e utili aggregati rispettivamente dell’8% e del 281%, rispetto all’anno precedente, anche per effetto delle sanzioni UE del 2009 per Aiuti di Stato. Le stime al 2011 confermano il trend positivo e indicano ricavi e utili in crescita rispettivamente del 7% e del 21%.
“Per i principali gruppi energetici invece - dichiara il Professor Andrea Gilardoni Presidente di AGICI Finanza d’Impresa e docente dell’Università Bocconi - la ripresa sembra più lenta. In base alle stime degli analisti, i ricavi aggregati 2010-2011 risultano stabili sui livelli del 2009 e significativamente inferiori al picco del 2008 (-23%). Anche gli utili aggregati 2010-2011 si stimano stabili sui livelli del 2009 e inferiori (-21%) rispetto a quelli pre-crisi (2007). Infine, i gruppi non quotati, attivi solo nei settori ambientali, presentano criticità slegate al contesto macroeconomico, che da sempre ne affliggono la redditività: piccola dimensione, scarso orientamento all’efficienza e tariffe non in grado remunerare i pur necessari investimenti”.
Ad accomunare le utility italiane è anche l’elevata posizione debitoria che, unita al difficile contesto di riferimento, ha portato ad un riorientamento nelle strategie di crescita, specialmente nei settori energetici.
Non potendo più ricorrere agevolmente al debito, le utilities italiane hanno infatti avviato una serie di disinvestimenti anche per reperire risorse finanziare per la crescita: di conseguenza, le cessioni concluse nel solo 2010 ammontano a oltre 6 mld di €.
“Rispetto agli anni precedenti – continua Gilardoni - assistiamo a politiche di crescita che tendono a privilegiare le linee interne rispetto agli M&A, dall’analisi dei piani industriali delle prime dieci aziende e dalle nostre proiezioni al 2015, emerge la tendenza a focalizzare le risorse finanziare principalmente in alcune aree di business. Le imprese energetiche stanno puntando sulla generazione (9,2 mld di € di cui 3 mld. nelle rinnovabili); quelle ambientali, invece sul Waste to Energy (2,2 mld. di €) e nelle tecnologie per diminuire le perdite di rete nell’idrico (5,3 mld. di €)”.
Book II - A Post-Crisis Outlook of the Pan-European Utilities Industry. Rationalization Processes and New Growth Strategies
L’analisi degli accordi delle 40 maggiori aziende nel settore energetico europeo, conferma alcuni trend già in atto dalla fine del 2009: il brusco arresto delle operazioni di M&A e una serie importante di disinvestimenti, soprattutto da reti elettriche e gas.
“Nel 2010 - dichiara Luca Cesari, Managing Partner di Accenture, Responsabile del settore utilities a livello mondiale – le operazioni di M&A hanno raggiunto un valore complessivo di oltre 55 miliardi di € contro 96 miliardi del 2009. Le risorse finanziarie sono state in parte destinate alla riduzione del debito e in misura superiore saranno dedicate allo sviluppo di nuovi mercati con tassi di crescita ormai impensabili per l’Europa: come Brasile, Cina e India”.